Tre scene, ognuna raccontata da un punto di vista: Amina, Giovanna, Annamaria, Ognuna pensa che sta facendo un favore all'altra, ci sono micro episodi che vengono letti in maniera diversa Rapporto madre-figlia non risolto, stereotipi di Giovanna su Amina ("ladra", approfittatrice) , affetto tra la mamma e Amina 1) Accordarsi sulla versione definitiva della storia da raccontare, con i principali snodi della trama, dall’inizio alla fine. 2) Suddividere l’intreccio in scene o brevi sequenze narrative. 3) Stabilire in maniera precisa cosa accade in ciascuna scena (o almeno nelle prime quattro) 4) Scrivere, ciascuno per conto suo, tutti quanti la prima scena, in modo da averne 4 versioni. Tenete conto di quante scene avete individuato, in modo da capire, più o meno, quanto potranno essere lunghe. Se per esempio avete 8 scene per un racconto da 20mila battute, ciascuna scena sarà intorno ai 2500 caratteri spazi inclusi (poi è chiaro che ci sono scene più brevi e altre più complesse, ma un calcolo di massima vi può aiutare) 5) Leggere queste quattro versioni, confrontarle, accordarsi sulle scelte espressive: racconto al presente o al passato? Narratore in prima persona o estraneo agli eventi o altro? 6) Ricavare una nuova “prima scena” che tenga conto di questa discussione sulle quattro diverse versioni (Per farlo, si può partire da una delle quattro e integrarla, oppure riscriverla da capo. Di solito questo compito viene affidato a una persona sola). Ambientazione: Bologna Annamaria / Giovanna / Amina 1. Dialogo tra Amina e Giovanna, al lavoro (fanno le pulizie nelle aule dell'università, 38 appena occupato) (richiesta da parte di Giovanna di occuparsi della madre anziana, in cambio della residenza di Amina da lei) circa 4000 caratteri 2. raccordo (1500 caratteri) = monologo di Amina, che valuta se accettare la proposta di Giovanna > descrizione di ambientazione bolognese, lei riflette passeggiando per la città dopo il lavoro. Amina inizialmente accetta questa proposta solo per il proprio tornaconto (residenza e soldi). stereotipi di Amina verso gli italiani 3. Amina e Annamaria (opzione 1: amica di annamaria va a trovarla e si trova da sola con amina, e le svela che in sua assenza annamaria parla benissimo di lei. opzione 2: amina trova il diario di annamaria e ripercorre i suoi appunti dell'ultimo periodo) 4. raccordo (1500 caratteri) = monologo di Giovanna 5. confronto tra Amina e Giovanna (4000 caratteri) Giovanna arriva sempre qualche minuto prima di Amina; la aspetta fumando una sigaretta in piazza Verdi. Da due settimane, l’agenzia le manda a pulire le aule universitarie di via Zamboni. Sono tantissime. Se ne occupano prima dell’inizio delle lezioni, dalle 7 alle 9, poi dalle 18 alle 20; nelle restanti ore lavorative, fanno i bagni, le scale e i corridoi, una volta a settimana gli studi dei docenti. Quando Amina arriva, vanno in guardiola a prendere le chiavi dello sgabuzzino, dove prendono due carrelli con le scope, gli stracci, i detersivi e le spugne. Sono in silenzio, conoscono bene i movimenti di braccia e gambe, il peso e la velocità del carrello, il diverso attrito delle ruote sui pavimenti di piastrelle e su quelli in linoleum. like Oggi Giovanna parla più del solito, chiede ad Amina se il 36 è passato in orario (no), da quanto è arrivata in Italia (quasi tre anni), se si è fatta qualche amica (non proprio), se le piace la pizza (mangiata solo due volte, dai pakistani), se d’estate fa più caldo che in Kenya (dipende). - La tua famiglia sta tutta a Nairobi? - No, solo le mie sorelle. Mamma e papà in campagna. - Che fortuna che hai entrambi i genitori vivi! Sai, mio papà è morto quando avevo dieci anni, sono rimasta da sola con mia mamma e mio fratello grande, che poi è andato a studiare in Francia ed è rimasto là. Mia mamma adesso ha quasi novant’anni, non ce la fa più da sola ma non vuole andare in una struttura, hai presente? Come un ospedale. - Sì, capito. - Quindi non sappiamo bene come fare. L’altra settimana mi dicevi che avevi problemi, che dovevi lasciare entro il mese la casa in cui sei, ma che non trovi niente, che è impossibile nella tua situazione, con il tuo stipendio e tutto il resto. - Sì, molto molto difficile. - Allora ho pensato: vuoi venire a occuparti della mia mamma? Ti diamo la stanza dove stavo da piccola, non paghi affitto né bollette e puoi mettere la residenza; però ti occupi di lei sempre quando non sei al lavoro, anche di notte che si sveglia e deve andare in bagno, poi ha sete, non riesce bene a dormire. - È grande? - In che senso? Sì, ti dicevo che ha quasi novant’anni. - No, è grande? like Amina fa dei segni con le braccia, in alto e in largo. - Ah, no, non è molto alta. - Pesante da portare in bagno? - No, è magra, negli ultimi anni mangia sempre meno, comunque si alza praticamente da sola. Devi solo darle un aiutino a spostarsi dal letto e stare vicino al bagno se ti chiama, prepararle la colazione e lasciare il pranzo pronto, poi la cena quando rientri dal turno. Una/due lavatrici a settimana, ma viene anche una signora a pulire, non devi fare tutto tu! - Va bene, te lo dico domani. Posso mettere subito residenza? like - Sì, subito, appena ti serve. - Ok ti dico domani. Dove abita? like - In centro, via Fondazza che è una traversa di Strada Maggiore, puoi prendere il circolare in Porta Maggiore, è tutto vicino. - Va bene ti dico domani. Amina e Giovanna non si parlano più fino a fine turno, si scambiano solo qualche sguardo diverso dal solito, come a captare una frequenza o intravedere un segno di fiducia che non arriva. Giovanna scosta la fila di sedie per permettere ad Amina di passare lo straccio anche lì sotto. Non si può mai sapere cosa finisca sotto quelle file di sedie saldate tra loro. L’università non riflette molto sul fatto che pulirle poi richiede uno sforzo titanico per spostarle tutte insieme. Tanto più per Giovanna, che alla sua età certi sforzi non potrebbe permetterseli, ma almeno lo straccio lo passa Amina e lei può riprendere fiato tra un sollevamento e l’altro. - Ami alla fine hai trovato una soluzione per la residenza che mi dicevi? - Ancora no Giovanna, sto ancora cercando. Ci scommetteva, solo un pazzo si sarebbe messo in casa una sconosciuta senza permesso di soggiorno, Dio solo sa che razza di abitudini potrebbe avere, ma lei la conosce, sa che può fidarsi. like E sua madre la chiama davvero troppe volte per non cercare una soluzione di qualche tipo. Anche estrema. - Sai, mia madre ha bisogno di una badante, qualcuno che si occupi di lei h24, che viva lì e tutto il resto. Io non ce la faccio più ad andare lì ogni giorno dopo il lavoro, nessuno mi paga a me per farlo! - I genitori diventano impegnativi a un certo punto. - Di’ un po’, tu come risolvi con tua madre? - Mia madre è a Nairobi, sta ancora bene grazie a Dio, non ha bisogno di nulla. Ho assistito mia nonna quando ero più piccola, negli ultimi periodi stava male e aveva bisogno di cure. Viveva con me e le davo una mano like Giovanna sposta un’altra fila di sedie esibendo un respiro affannato perfettamente verosimile. like Amina passa lo straccio veloce ed efficiente, come sempre. Una banconota da 5 resta impigliata fra le maglie. Si guardano al volo e Amina la intasca con un’occhiata d’intesa. Oggi caffè gratis. - Potresti aiutare tu mia madre! Se andassi a vivere lì avresti anche la possibilità di metterci la residenza, due piccioni con una fava! - Quali piccioni? like - Niente lascia stare. Intendo dire: se ne hai voglia potresti vivere tu da mia madre, mettere la residenza lì e risolvere i tuoi problemi per il visto. - Il permesso. - Quello. like - Non so Giovanna, è lavoro in più. Già lavorare qui stanca, anche il pomeriggio… - Ma no! Lei è praticamente indipendente, non ha bisogno di nulla, e poi tu sei esperta, io ci spreco tutto il pomeriggio ma tu in quattro e quattr’otto risolvi la questione e poi fai quello che ti pare. Ti do anche qualcosa per il disturbo, si capisce. Tanto una badante la dovrei pagare a tempo pieno, quelle dell’est si prendono 10 euro l’ora ormai, roba da matti. Mancano ancora sei file di sedie: - Sono vecchia per questa roba. Finisci tu? - Tranquilla Amina sposta, passa, rimette. Giovanna apre la finestra e guarda fuori. Nemmeno un grazie. Una proposta di lavoro onesto, vitto e alloggio pagato, un favore tra amiche, ma d’altronde anche lei ci guadagna… la residenza e tutto il resto. Cosa vuole ancora? Amina ha ventisette anni, è nata a Nairobi, è il suo terzo anno in Italia, e il secondo a Bologna. Sa l’italiano discretamente, non capisce proprio tutto quando le persone le parlano, ma in compenso capisce tutto quando guarda Amici di Maria De Filippi in televisione, e per quanto la riguarda questo basta e avanza. Le persone che frequenta sono perdipiù internazionali, non che odi gli italiani, ma non si sente capita da loro. Ah, gli italiani: nati e cresciuti in un paese ricco e senza un solo vero problema al mondo, non hanno idea di cosa voglia dire non avere un futuro, divisi tra un paese e un altro, con la costante preoccupazione che i propri documenti non vengano riconosciuti e che i propri progetti si possano sgretolare da un giorno all’altro. Giovanna ha quarantadue anni, è nata a Bologna e vive a Bologna, non ha mai voluto spostarsi. Viene da una famiglia modesta, che non l’ha mai spinta ad impegnarsi troppo nello studio; così dopo aver arrancato al liceo linguistico ha subito iniziato a lavorare: commessa del supermercato, barista, ragazza immagine alle fiere, istruttrice di nuoto, a volte per arrotondare si è reinventata pure come dogsitter. È single, a volte esce con qualcuno ma mai niente di serio: la sua vita sentimentale è spesso motivo di scontro con la sua anziana mamma, Annamaria, che vorrebbe che la figlia “mettesse la testa a posto” e trovasse finalmente un uomo con cui creare una famiglia, come secondo lei dovrebbero fare tutte le donne con un po’ di sale in zucca. Amina e Giovanna probabilmente non si sarebbero mai incontrate, se non si fossero trovate ad essere colleghe: fanno le pulizie per l’Università di Bologna. È un lavoro che soddisfa entrambe, perché non è particolarmente impegnativo e fra l’altro permette loro di frequentare il centro storico, visto che gran parte delle aule di UniBo si trovano lì. È lunedì, nel tardo pomeriggio. Amina e Giovanna devono pulire le aule del dipartimento di “Filologia Classica e Italianistica”, via Zamboni 32: nessuna delle due è sicura di cosa significhi “Italianistica”, ma il dubbio non le cruccia particolarmente. Ciò che importa è che le aule del dipartimento in questione sono mediamente piccole, e quindi passare scopa e straccio appare come un’impresa meno titanica. like Si mettono a pulire entrambe la stessa aula, insieme. Di solito non parlano granché, non sono amiche e non pensano di avere niente da dirsi. Sono semplicemente colleghe, puliscono, al massimo scambiano una battuta su quante gomme da masticare gli studenti abbiano appiccicato sotto i banchi, e sul fatto che niente al mondo potrebbe convincerle a provare a raschiarle via. Quindi insomma, di solito lavorano e niente chiacchiere. Ma oggi c’è qualcosa di diverso: Giovanna ha bisogno di un favore. Sua mamma Annamaria, ottantaduenne, è ormai allo stremo delle forze; una vita da casalinga non è bastata a conservarle le gambe buone per continuare a farcela da sola. Annamaria è testarda, mordace, orgogliosa e petulante, ma purtroppo la violenza del suo carattere non basta più: ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei. E visto che Giovanna non ha la minima intenzione di trascorrere con lei più di un’ora consecutiva, Annamaria ha urgente bisogno di una badante che si prenda cura di lei. Giovanna potrebbe contattare un’agenzia specializzata, ma sa che Amina è a sua volta in difficoltà, perché il contratto d’affitto del suo appartamento sta per scadere, e trovare casa a Bologna è una sfida ardua per tutti. E se Amina non trova casa alla svelta, non ha amici o parenti a cui chiedere una camera nell’attesa, non ha un contatto d’emergenza da sfruttare, non ha quella rete relazionale che spesso solo le persone nate e cresciute nello stesso posto possono vantare. Amina ha tanti amici, ma un’amicizia costruita in due anni non è la stessa cosa di un legame che dura da quando si è bambini. Amina non ha una scelta, e Giovanna lo sa. - Amina, alla fine hai trovato un'altra casa? Stai cercando? - Mmm, no. Sto controllando “Affitti a Bologna” su Facebook ma cercano solo studenti. È un casino. - Ma certo cara, capisco. Lo sappiamo tutti che è difficile trovare. Ascolta ma a te cosa interesserebbe tesoro? Appartamento, monolocale, una stanza…? - Qualunque cosa! Non si trova niente. - Sì sì, ovvio. Un bel problema eh?! - Sì davvero. - Tesoro like ma io forse allora ti posso aiutare, sai? - Eh? - Ma nulla cara, semplicemente tu hai bisogno di una mano, non ce la fai a trovare casa da sola no? L’hai appena detto! E allora ti do una mano io! Poi ovvio, ti chiederei un aiutino ma perché cara se non ci aiutiamo fra noi che siamo colleghe… Allora senti: mia madre è un po’ in là con gli anni, no? E ha bisogno di qualcuno che la aiuti un pochino… Lo farei io, non giudicarmi tesoro, però sai io ho la mia vita, le mie cose, lei è una brontolona… Insomma cara io non ce la faccio, impazzirei! Ma se a te serve un posto dove stare, magari puoi trasferirti da lei e già che ci sei farmi il favore di badarci un po’, ma poco sai stella, giusto darle un occhio che non cade dalle scale, ci manca! Va bene tesoro dai, tu pensaci un po’ eh, poi mi fai sapere sì? Però a me serve saperlo presto, guarda è una bella casa, per me ti trovi benissimo! C’è il giardino, il balcone, la tv che ti puoi guardare Amici… Mi fai sapere allora eh?! Che dici, domani? - Ma… Va bene. Forse domani è troppo presto però. - Okay tesoro, facciamo la settimana prossima però eh, che anche tu mica hai tempo da perdere! Una casa ti serve o no? Guarda che io lo faccio anche per te! - Va bene settimana prossima. - Okay cara, certo tu prenditi il tuo tempo! Pensaci bene mi capisci? Che qui a Bologna è così complicato trovare, poi non vorrai finire in casa con dei ragazzini vero? Ahahaha! (risata malefica, like) è marcio inonda Amina quando apre la porta dell’aula al piano terra: ormai lo conosce bene, perché da qualche mese a questa parte, ogni giorno, rassetta da cima a fondo le aule insozzate dell’università di Bologna. Nonostante lo sporco e la puzza, le piace trascorrere il tempo in quegli spazi, lì può vedere gente giovane, della sua età, e questo rende il lavoro più piacevole. L’unica nota stonata è la signora con cui lavora, Giovanna: detesta la puzza di fumo di cui è intrisa già di mattina presto, le dà il voltastomaco e fatica a starle accanto. Ogni mattina Giovanna arriva con la luna storta e la voce strozzata, le rivolge un “Buongiorno” freddo e distaccato (a volte si limita a un veloce cenno con il capo) e si mette subito a lavorare: pulisce male e in fretta e rimprovera Amina se, malauguratamente, si sofferma un po' più a lungo a grattare via lo sporco dai pavimenti o a spazzare le briciole incastrate tra le fessure delle sedie. Ma Amina vuole fare bene il suo lavoro, non vuole annichilirsi, a ventisette anni non ci si può arrendere neanche davanti a una paga misera e a un lavoro infame. Giovanna, invece, è stanca e disillusa, non si aspetta più niente; anzi, guardare ogni mattina il volto giovane di quella ragazza la rende solo più incazzata. La sua vita si divide tra un lavoro malpagato e una madre ormai troppo anziana di cui occuparsi. Anche sforzandosi, fatica a essere ottimista. A lavoro finito, mettono al loro posto gli attrezzi per le pulizie e si affrettano a raggiungere la meta successiva. Quasi sempre, Amina approfitta del passaggio offertole da Giovanna. Ci impiegano all’incirca quindici minuti per arrivare a destinazione e tutto il viaggio si consuma in silenzio, mentre Giovanna fuma una sigaretta dopo l’altra. Ogni tanto accendono la radio e ascoltano le notizie di Rairadio2 like o il tormentone del momento. Quella mattina, però, Giovanna ha voglia di chiacchierare, anzi, ne ha proprio bisogno. Amina guarda fuori dal finestrino e sembra essersi abituata a quel silenzio: non c’è più imbarazzo tra loro. - Ti piace Bologna? - Le chiede Giovanna, cercando un pretesto per fare conversazione. - Cosa? - Amina era distratta e non è certa di aver sentito davvero Giovanna parlare. - Dico, ti piace Bologna? Ti trovi bene? - Sì, ma è un po' grigia e anche costosa per me. Trovare casa non è facile. - Adesso ti sei sistemata? - Non proprio, per il momento sono da una mia amica, anche lei viene dal Kenya, ma non potrà ospitarmi a lungo. In casa sono già in troppi e non possono farmi un contratto, ma io ne ho bisogno per il visto. - Ah mi dispiace … Cala di nuovo il silenzio in auto e il resto del tragitto prosegue così, sulle note di una canzone che Giovanna canticchia a voce bassa. like Giovanna, però, continua a pensare alle parole di Amina, nella sua testa il collegamento è immediato: per una strana ironia della sorta sembra proprio che entrambe siano esattamente quello di cui hanno bisogno. Non sa bene come dirglielo, confidarle i suoi problemi o ammettere una difficoltà non è esattamente nelle sue corde. Il giorno dopo, prima di entrare al civico 38 di via Zamboni, Giovanna aspetta Amina davanti al portone, desiderosa di parlarle. - Amina, buongiorno. Posso dirti due parole? - Certo. - Senti, siccome mi hai detto che sei in difficoltà, volevo farti una proposta. Io ho mia madre che non sta tanto bene, ha bisogno di qualcuno che la aiuti nelle mansioni di tutti i giorni, come cucinare, farsi la doccia, mettersi a letto e così via… ho pensato che, magari, tu potessi darmi una mano. - Ah, io? Ma non ho mai fatto un lavoro del genere… - Beh, si impara in fretta. Dovresti vivere con lei e così risolvi pure il problema della casa. - In effetti… ma sei sicura? Io ho bisogno di un contratto o comunque di un luogo in cui mettere la residenza. - Appunto, così potresti risolvere. Tu pensaci e poi mi fai sapere.